Le nostre Frittelle ad Abano Terme

Le nostre Frittelle ad Abano Terme

  • 09 Gen 2021
  • Specialità di stagione

Archiviate le festività che ci hanno instancabilmente indaffarato per soddisfare tutte le vostre affezionate richieste, è giunto ora il tempo della protagonista indiscussa del momento: la regina del carnevale Sua maestà la frittella.

Golose in ogni momento della giornata, nella versione classica uvetta e pinoli, o in quella più ricca  alla crema o allo zabaione, portano con sé il loro inconfondibile profumo che sa di buono e di festa e che mette allegria a tutti, grandi e bambini.

Un vero peccato che il loro consumo sia legato solo a questo periodo dell'anno tanto sono buone!

In verità questa tradizione ha radici antichissime...

Se nella società contadina l'abitudine di friggere nasceva dall'esigenza di consumare tutto lo strutto ricavato dall'uccisione dei maiali prima che l'arrivo della stagione più mite lo irrancidisse, in assenza di frigoriferi o di altri metodi di conservazione, è nell'antica Roma che si possono ritrovare le prime testimonianze della nostra tradizione di mangiare le frittelle a carnevale.

Allora si chiamavano frictilia,  morbide palline di pastella fritte nel grasso e addolcite con miele, che venivano preparate in grandi quantità e distribuite per strada nei giorni dedicati al dio Bacco, festività in cui era concesso lasciarsi andare al divertimento e ai piaceri della gola, esattamente come accade oggi nel Carnevale prima dell'inizio della periodo di Quaresima nella tradizione Cristiana.

Di loro si raccontata persino nella prima Opera di Gastronomia Italiana compilata dal cuoco segreto  di Papa Pio VI, Bartolomeo Scappi, un vero innovatore della storia della cucina italiana, che per primo ha diffuso la ricetta delle classiche frittelle.

Ma la vera e propria consacrazione di questi dolcetti si ha a Venezia, dove nel 1700 ea fritoea viene eletta dolce nazionale della Repubblica Serenissima. La tradizione vuole che le frittelle venissero preparate in piccole baracche di legno lungo la strada dai fritoleri, che lavoravano su tavoli di legno un impasto di uova, farina, zucchero, uvette e pinoli, da cui si ricavavano delle morbide palline che venivano fritte in grandi padelle e servite calde cosparse di zucchero.

Tale e tanta era l'importanza del loro mestiere, che venne creata l'associazione dei fritoleri, circa 70 artigiani ciascuno dei quali lavorava in una propria zona della città e che tramandavano la propria arte di padre in figlio.

Oltre alla storia, anche l'arte si è occupata della tradizione veneziana della frittella, come il dipinto  “La venditrice di frittole” di P. Longo o come il veneziano per eccellenza, Carlo Goldoni, che nell'opera “Il Campiello” racconta anche di queste scene di vita cittadina.

Al giorno d'oggi di frittelle se ne trovano delle più diverse varietà, grandi e piccole, farcite di ogni possibile e immaginabile golosità, che incuriosiscono gli occhi e stuzzicano la gola.

Secondo noi, quelle classiche, piccole pepite d'oro e uvetta con tanto semplice zucchero,  oltre alla storia della tradizione, ci ricordano soprattutto la nostra storia di bambini in tempo di carnevale.

E già solamente vederle e sentirne il profumo ci fa tornare alla mente l'allegria di allora, come una manciata di coriandoli colorati ritrovati in tasca.